giovedì 13 settembre 2007

La proposta di Amici di Sardegna

Ricevo stamane dall'Associazione "Amici di Sardegna" un comunicato stampa, peraltro interessante dato che rimarca le medesime perplessità sul fattore "fattibilità economica" da me più volte espresse in questo blog giorni addietro.


Tuvixeddu: E se i cittadini manifestassero il loro reale volere?

Nonostante i nostri ripetuti inviti al confronto e al dialogo, le parti in causa sembrano oramai determinate ad adire le vie legali per la soluzione delle controversie sull’annosa vicenda.
Senza voler dire nulla di più, addebitare responsabilità, negligenza, colpa o dolo a qualcuno, si vuole fare una semplice e praticabile proposta che ben s’inserisce nelle dinamiche della democrazia partecipata a cui, oggi, i nostri amministratori sembrano dare sempre più attenzione.
Infatti un contributo per la soluzione della vicenda può venire proprio da ciò che, fino ad oggi, è stato poco considerato o talvolta citato per argomentare strumentalmente ragioni pro o contro le proposte, ma niente di più. Pensiamo ad una manifestazione di “reale volere popolare”.
Per questo si propone di indire delle consultazioni che, tecnicamente, sono espressamente previste dal nostro ordinamento, dando la possibilità a tutti di esprimersi e “togliere dalla naftalina” un importante strumento di democrazia diretta. Peraltro i Regolamenti degli enti pubblici territoriali prevedono non solo la possibilità di rivolgere istanze, petizioni e proposte dirette a promuovere una migliore tutela di interessi individuali e collettivi ma, in certi casi, di avviare una vera e propria consultazione referendaria, previo il superamento di un iter procedurale. Comunque vadano le cose, il risultato ottenuto avrà una forte valenza in ogni senso e potrebbe determinare l’adozioni di scelte politiche.
Del resto quale è l’amministratore che non tiene in debito conto questa volontà?
Se così non fosse saremmo in presenza di un eloquente atto di collasso politico che provocherebbe, anche nel breve periodo, inevitabili ripercussioni anche sugli assetti isituzionali dei nostri organi politici.
Certo tutto questo si potrebbe ancora evitare se prevalesse il buon senso e i “contendenti” trovassero un’ipotesi di accordo stragiudiziale che avesse il baricentro in un “comune denominatore” concettuale, derivato dal confronto dei differenti, rispettivi e vicendevoli concetti di “danno minore” e “di vantaggio maggiore” che le parti presentano.
Del resto la vittoria giudiziale, quando ci sarà, comporterà dei costi non solo economici determinati dai cospicui risarcimenti, spese di giustizia, eventuale ripristino dei luoghi allo “status quo ante”, spese per le progettazioni e altro ancora, ma anche esponenziali ripercussioni negative sia sulla qualità della vita che in campo occupativo e socio-culturale.
E poi, una città, capolugo di regione, che ambisce a diventare “Capitale del Mediterraneo” non può procrastinare l’adozione importanti decisioni, il cui ritardo, segnerà inevitabilmente il suo futuro.
Quindi un invito a non esasperare le posizioni e a ricercare un momento di pacato dialogo e confronto, che, ne siamo certi, suggellerà la nascita anche di un possibile e doveroso “nuovo accordo” con buona pace della stragrande maggioranza dei cittadini degli imprenditori e dei propri rappresentanti isituzionali.

Prof. Roberto Copparoni
Presidente dell’Associazione Amici di Sardegna
Comitato Tuvixeddu Wive


Postato il 16/02/07

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