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lunedì 17 settembre 2007

Tuvixeddu Story - Le immagini 1



La storia, a puntate e per immagini, dei lavori svolti a Tuvixeddu



Le immagini sono state gentilmente fornite da MDC Architetti



Che di tempo a Tuvixeddu ne hanno passato tanto per redarre il progetto



E, ovviamente, ringrazio





venerdì 14 settembre 2007

Furto d'autore - Commento

Confesso che il contenuto della mail di Masoero & De Carlo mi ha preso un attimo in contropiede.
Non tanto per il suo contenuto intrinseco, peraltro molto inquietante, bensì per il messaggio insito.
Iniziano a scoperchiarsi pentole che sino ad oggi sembravano sigillate e da esse trascimano verità molto scomode e, sopratutto, chiavi di interpretazione che, per alcuni, ridisegnano la storia di Tuvixeddu e per altri, confermano i sospetti espressi a mezza voce perchè non suffragati da fatti.
Tirando un bilancio da gennaio ad oggi, salta agli occhi che in quella che ho sempre ritenuto "la battaglia di Tuvixeddu" si stanno delineando vincitori e vinti (la classifica è, ovviamente, momentanea aspettando la sentenza del TAR).
A maggio scrivevo che si stava mettendo a tacere tutta la vicenda ed avevo ragione.
E'il come tutta la vicenda sia caduta nell'oblio che da da pensare.
I paladini (autodichiaratisi) di Tuvixeddu, piano piano, sono uscite di scena prendendo le distanze dalle dichiarazioni infuocate di qualche mese prima e sono svaniti nel nulla.
Alcuni hanno tentato la strada politica (elezioni comunali in Sardegna), alcuni hanno avuto dei contratti di consulenza piu' o meno importanti nelle varie amministrazioni, qualcuno è finito in RAS con compiti politici importanti; insomma, oggi hanno tutti qualcosa da fare di piu' importante.
Curioso.
C'è anche chi (Masoero & De Carlo) si sono visti, in pratica, copiare il loro progetto e vederselo riproposto da un luminare del settore (rigorosamente straniero se no non fa chic) e vederselo strombazzare sui media come l'unico progetto (valido?) su Tuvixeddu.
Viene da chiedersi come abbia fatto il megarchitetto straniero a redarre un progetto che ad altri è costato anni di lavoro in pochissimi mesi: o gli architetti nostrani sono degli scansafatiche e quelli stranieri degli stakanovisti oppure viene da pensare che sia stato copiato da qualche parte.
In un post dal titolo "Tuvixeddu ringrazia" in data 20/07/07 ho scritto la seguente frase:
"Tutti in fila con la mano tesa (e progetti in tasca)....."
Quelli che non hanno adottato questa politica sono stati emarginati senza avere la possibilità di poter continuare a dire la loro pubblicamente.
Cosa normale in un paese in cui il potere ha la capacità di gestire anche i mezzi di informazione tradizionali.
Per quanto questa vicenda sia indigesta ed amara è bello vedere che non tutti si svendono per un piatto di lenticchie.
Esiste ancora una dignità umana e professionale che trascende dai meri interessi di bottega, ed è per difendere e tutelare queste persone che ci si batte.
Io almeno ci provo.
E voi?
SeuDeu

giovedì 13 settembre 2007

Furto d'autore

Ho ricevuto questo documento dagli Architetti Masoero & De Carlo, noti per aver progettato (splendidamente) la lottizzazione di Tuvixeddu. Ho letto due volte il documento non credendo ai miei occhi e ritengo sia doveroso pubblicarlo INTEGRALMENTE affinchè ciascuno di voi si faccia un'idea di come stanno andando le cose.

12/09/2007 Architetti Masoero & De Carlo

In risposta ai recenti articoli su Tuvixeddu e sul progetto di Gilles Clement
Immagini della Necropoli che Cagliari non ha mai potuto vedere
L’articolo allegato tratto da D di Repubblica dell’8 settembre, rappresenta bene il livello della campagna mediatica sottile e costante che la vicenda di Tuvixeddu ha raggiunto
Siamo costretti a subire periodicamente, con un frustrante senso di impotenza, la lettura di articoli in cui si fa passare quello che noi stavamo facendo a Cagliari come un atto di distruzione e di cementificazione.
Quando circa 10 anni fa abbiamo redatto i primi progetti per Tuvixeddu, di sostenibilità ambientale si parlava poco ed era materia per pochi appassionati (spesso considerati inutili idealisti o fanatici) o per ricercatori. Noi da sempre abbiamo come metodo progettuale lo studio attento dei luoghi e il rispetto dell’ambiente. Le persone con cui abbiamo lavorato in questi anni, i tanti nostri interlocutori in Comune, Regione e Soprintendenza lo possono testimoniare. La nostra ricerca instancabile per soluzioni sempre più ecocompatibili parte da lontano e non è frutto di mode recenti.
Nel parco di 20 ettari che abbiamo progettato in forma esecutiva nel 2002 e il cui cantiere era ormai al termine (tutte le piantumazioni e le opere di integrazione della vegetazione esistente erano previste per questo periodo (fine 2007). Nella grande area archeologica della Necropoli (che sembra essere stata scoperta solo ora grazie al Governatore e ai suoi brillanti consulenti e consiglieri) gli archeologi sono al lavoro da circa tre anni e silenziosamente ma con grande entusiasmo e competenza hanno esplorato studiato rilevato classificato centinaia di tombe con i loro corredi, e reperti di varia natura.
Con le scarsissime risorse economiche che il nostro Stato ha messo a loro disposizione, nonostante grandi proclami della Regione di far avere finanziamenti per la valorizzazione del patrimonio archeologico, hanno lavorato con pochi mezzi e tanta passione, racchiudendo i piccoli “tesori” in scatole recuperate da confezioni di farmaci, cosmetici, alimenti…raccolte in cassette e stipate in depositi inaccessibili, perché la Soprintendenza non dispone nemmeno di appositi contenitori. Ogni nostro sopralluogo in cantiere si concludeva con l’apertura di queste piccole preziose scatole che le archeologhe delicatamente e orgogliosamente ci mostravano.
Durante l’ultimo sopralluogo abbiamo avuto l’emozione di percorrere un tratto dell’acquedotto romano che intercetta la Necropoli fenicio-punica
E’ questa la cementificazione, lo scempio della Necropoli?
Al parco archeologico di Tuvixeddu serviva un affaccio sulla via S.Avendrace dove alcuni lotti destinati all’edificazione, contengono tombe più o meno conservate e dove il fronte di cava rivela, come una sezione grafica, i pozzi e le camere funerarie. Il nostro ultimo progetto esecutivo e già finanziato con fondi UE del 2006 per l’ampliamento del parco, ne prevedeva l’acquisizione tramite esproprio da parte del Comune: è stato tutto bloccato in Regione e i finanziamenti comunitari persi.
Lo scopo dell’azione di forza del Governatore era quello di appropriarsi di tutta l’operazione di trasformazione dell’area per farne uno strumento politico. Ha ottenuto il suo scopo diventando paladino della difesa dell’ambiente a livello nazionale. Peccato però che…..
La gente non sa, o ha dimenticato in seguito al martellamento mediatico, che il parco era già quasi ultimato e che la bella, grande e suggestiva Necropoli sarebbe stata visitabile da studiosi e turisti, già dall’anno prossimo. Se lo scopo era quello della tutela, si sarebbe certo dovuto procedere con l’includere i lotti di via S.Avendrace, che non c’entravano con l’operazione di sviluppo immobiliare che Soru ha voluto bloccare, e procedere con l’ampliamento di quanto era quasi ultimato così come in programma.
Per i lavori del parco sono già stati spesi € 2.500.000,00. Ora i lavori sono fermi, senza il loro completamento le aree subiranno un inevitabile degrado, le tombe scavate e ripulite si riempiranno nuovamente di terra e detriti.
Il Governatore ha incaricato direttamente, il paesaggista Gilles Clement, per rifare il progetto nonostante la realizzazione quasi ultimata, e nonostante le aree siano di proprietà del Comune e non della Regione. Si attende ora il giudizio del TAR.
Il nostro progetto per il grande parco urbano e archeologico era stato giudicato, da una commissione nominata dallo stesso Soru, troppo verde, troppo allegro, si è accusata la Soprintendenza di aver riportato alla luce troppe tombe (mentre Legambiente proclamava la costruzione di villette sulle tombe!), sul nostro progetto abbiamo letto e sentito ripetere falsità alle quali impotenti non possiamo controbattere
Ed è questa sensazione di profonda ingiustizia che ora è diventata insostenibile. Anche il Comune rimane in silenzio aspettando la sentenza del TAR, e non difende un’opera pubblica che sarebbe stata motivo di vanto per qualsiasi Pubblica Amministrazione, essendo perfettamente in linea con quanto la Regione stessa sta proclamando e in linea con le più serie teorie in campo di tutela ambientale
Nei giorni del Festarch, abilmente organizzato dal nostro collega ed ex amico Stefano Boeri, il progetto di Gilles Clement è stato presentato come una svolta:
14 accessi, un ascensore pubblico per il parco, un “giardino romantico”, zone di vegetazione spontanea, un centro di studio e didattica, un collegamento sul canyon…. Ha cambiato nomi ai luoghi ma molti dei contenuti sono già nel nostro progetto (toponomastica e demagogia a parte). In pochi giorni Clement ha redatto un progetto su di un’area vasta e complessa, senza averne respirato i profumi, le suggestioni, i molti problemi...
Soru ha fatto sequestrare i nostri disegni per fornire a Clement tutto il supporto che gli mancava, e noi vediamo ora un'aria familiare nei suoi! Ma due sono le grandi differenze:

o Il nostro progetto è stato bloccato perchè giudicato troppo invasivo nell’alterazione dello stato dei luoghi: l’area del cosiddetto catino, derelitta zona di cava avrebbe dovuto conservare il suo carattere lugubre mentre noi ne facevamo un parco pubblico. Ebbene in questa zona il progetto di Clement prevede un’arena per 5000 persone. Ci chiediamo se arriveranno tutti portati dalle cicogne rimanendo sospesi a mezz’aria e astenendosi da qualsiasi espressione ed esigenza corporale…… Per gli spettacoli propone una serie di scene telescopiche che scompariranno conficcate nel terreno, probabilmente coperte con zolle scorrevoli (ricordate i vecchi Jeams Bond? La Regione è ricca come la Spektre?)

o Al posto della controversa strada pubblica (voluta e approvata negli anni passati da Comune, Soprintendenze e Regione) che attraversa il canyon e che non faceva parte del parco e che anche noi avremmo volentieri incluso nel parco, colloca un fiume di papaveri. Suggestiva idea. Invitiamo i futuri visitatori a prenotare visite in quel mese (forse) in cui saranno fioriti, invitandoli a ricordare che non si trovano nella pianura padana o nella campagna francese ma in terra sarda….

A parte questi piccoli dettagli sui quali non abbiamo ancora sentito il parere dei tanti che a suo tempo si proclamavano salvatori di Tuvixeddu, quello che più ferisce è l’assoluta assenza di contradditorio che non ci permette di ricordare ai Cagliaritani e non solo, che il parco era in progetto e quasi ultimato.
Certo si sarebbe potuto ingrandire, ma con le aree sulle quali ci sono ancora molte tracce e segni storici, non con quelle verso la Via Is Maglias sulle quali abbiamo già cercato più volte di dire che l’attività di cava ha negli anni passati asportato ogni traccia. Aree che nel PPR si definiscono “Aree degradate o radicalmente compromesse da attività antropiche pregresse”.
E per fare questo non era necessario annullare l’Accordo di programma del 2000, le autorizzazioni già rilasciate su Is Maglias, e soprattutto non era necessario fermare il cantiere del Parco e far rifare il progetto e modificare le opere già fatte: questo è solo un grande e inutile spreco di soldi pubblici (oltre violazione di accordi e contratti in essere)
Nei giorni del Festarch nessuno lo ha ricordato, sui giornali nazionali ora si parla di questo progetto per Tuvixeddu come se non ce ne fosse mai stato un altro.
Conosciamo bene i lavori di Clement, si è prestato a questo gioco di forza mentre lo credevamo un pacifista, e ancora una volta non possiamo stare zitti e accettare di passare per cementificatori e distruttori dell’ambiente: E’ troppo duro dal punto di vista umano, professionale e anche politico.

Posto che vai...

Nella tumultuosa vicenda di Tuvixeddu, tra le varie cose dette a vanvera, vi è stata una feroce critica sul progetto, accusato di non aver rispettato l'ambiente circostante. Quindi un'accusa diretta nei confronti degli Architetti che lo hanno realizzato.
Personalmente ho sempre trovato il progetto di Tuvixeddu molto bello ma questa è una mia opinione....
Ebbene, gli stessi architetti hanno vinto ex-aequo il primo premio nel concorso per un importante intervento urbano nel Comune di Fabriano.
Mi fa piacere citare la motivazione con cui hanno vinto:
"Per la complessità funzionale ed infrastrutturale che la soluzione progettuale proposta declina dettagliatamente”.
Complimenti quindi agli Architetti De Carlo & Masoero.
Fabriano, bellissima cittadina, ci tiene a valorizzare la sua architettura senza creare scempi.
Questo vorrà pur dire qualcosa.......

Postato il 08/08/07

Domanda e offerta

Di tanto in tanto qualcuno ritorna (sempre troppo pochi) sull'argomento Tuvixeddu.
La cosa non puo' che farmi piacere, è segno che un certo interesse persiste e, di questi tempi di oblio immediato è quasi una vittoria.
Le argomentazioni pero' mi lasciano interdetto: trattasi quasi sempre di persone che discutono arrogandosi il diritto di decidere PER gli altri e questo, scusate se lo dico, implica una totale mancanza sia di pensiero democratico sia di visione reale delle cose.
Rispondo a Cristina Ronzitti (almeno così si firma) che si pone la domanda del cosa se ne fanno i cagliaritani delle case costruite dalla Coimpresa (Cualbu) violando luoghi sacri dei nostri avi.
Sarebbe una bella riflessione se non fosse che da questa considerazione scaturiscono due fatti ben precisi:
Punto primo: dimostra di non avere la piu' pallida idea di dove sarebbero dovute essere costruite le case.
Punto secondo: mi sa tanto che non ha idea delle logiche di mercato.
Cerco di spiegarglielo io.
Per il punto uno (basta aver dato un'occhiata al progetto) Le faccio sapere che le case sono state progettate per essere costruite sul NULLA ARCHEOLOGICO, ossia ove sorgeranno (sarebbero dovute sorgere) non c'è assolutamente nulla che possa avere lontanamente una qualsiasi valenza archeologica. Solo pietre. Quello che eventualmente ci poteva essere stato un tempo è stato ampiamente depredato, scavato, tritato in periodi molto precedenti.
Per il punto secondo, Le faccio sapere che se Coimpresa ha deciso di costruire è evidente che c'è una richiesta di appartamenti quindi esiste una necessità di mercato che è creata dalla domanda (i cittadini che vogliono acquistare una casa) e non dall'offerta (Coimpresa che costruisce case). Trattasi di elementare rapporto tra domanda ed offerta.
Le dirò di piu': la domanda di alloggi è così alta che Coimpresa aveva gia' venduto piu' della metà degli appartamenti SULLA CARTA.
Inoltre (si vada a guardare il progetto) Coimpresa ha, in qualche modo, sponsorizzato i lavori nell'area archeologica vicina (dove esistono realmente delle vestigia) se non altro per la ragione che un'area archeologica valorizzata a ridosso dei suoi appartamenti ne avrebbe aumentato l'appetibilità (e conseguente valutazione).
Sono d'accordo che i costi d'acquisto di appartamenti a Cagliari siano (almeno per me, comune mortale) stratosferici ma questo, evidentemente, non frena la corsa agli acquisti di cagliaritani e quindi sin tanto che vi è una richiesta, vi sarà sempre un'offerta.
Su questo si metta pure l'anima in pace.
La realtà di Tuvixeddu è un'altra: è stato un ring dove si è svolto uno scontro tra poteri e dove la sacralità del luogo e le sue sopravissute vestigia non interessavano a nessuno. Erano soltanto un paravento.
Cordialità
SeuDeu

Postato il 07/08/07

Tuvixeddu ringrazia

Si, oramai è ufficiale: Maria Antonietta Mongiu dovrebbe ricoprire la carica di Assessore alla Cultura e (udite udite) all'Archeologia.
Volete sapere cosa stanno facendo i suoi (ex) oppositori nella vicenda di Tuvixeddu?
Tutti in fila con la mano tesa (e progetti in tasca).....
Il colle di Tuvixeddu si costituisce parte civile.

Postato il 20/07/07

Allora non mi sbagliavo...

In data 7 Giugno 2007 ho scritto un breve post cammuffato da gossip. Parlavo di grandi manovre in corso in seno alla RAS da parte di alcuni personaggi della Commissione RAS per Tuvixeddu con un esplicito riferimento al personaggio..
Da un paio di giorni si legge della decisione del Governatore Soru di assegnare l'Assessorato alla Cultura a Maria Antonietta Mongiu che, guarda caso, faceva parte della mitologica Commissione Regionale la quale ha, in pratica, ha affossato Tuvixeddu.
E poi dicono che i favori non vengono ricompensati....

Postato il 19/07/07

Come volevasi dimostrare

Come ho potuto scrivere in precedenza, su Tuvixeddu è calato il sipario ed ho pronosticato grandi manovre da parte dei vari attori della vicenda.
Una fonte affidabile mi ha fatto sapere che un "esperto" di Tuvixeddu che ha avuto un notevole peso nel portare la situazione allo stato attuale...
....sta preparando la sua candidatura come Assessore alla RAS alle prossime elezioni (si sussurra in area PRC).
Per il momento nulla di ufficiale quindi mi astengo, momentaneamente, dai commenti.
Aspetto i vostri.

Postato il 07/06/07

Tuvixeddu: nuovo progetto

Andate a leggervi questo:
http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?&s=46919&v=2&c=215&t=1
In sintesi sono stati stanziati 150.000 euro per riprogettare l'area di Tuvixeddu, progetto assegnato dalla RAS alla RAS. Evidentemente quello vecchio non andava bene.
Tutte da vedere le "collaborazioni esterne" e come verranno utilizzati i fondi.
Ricordate i miei vecchi articoli su come sarebbe andata a finire?
Rileggeteli e poi fatemi sapere.

Postato il 06/06/07

Tuvixeddu e Santa Gilla: Risposta per Mary

Ciao, le tue due domande riguardo quale fine abbia fatto Tuvixeddu e come mai l'area di S.Gilla è rimasta fuori dal mega vincolo protettivo (?) della RAS meritano senza dubbio una risposta.
E' indubbio che Tuvixeddu sia stato condannato a morte dal vincolo RAS. Più complesso diventa capirne il perchè. E' ipotizzabile che si tratti, come tutte le scelte politiche, una questione di interessi abilmente cammuffati da ideologie (interesse non vuol dire lucro). Idem per quanto riguarda la scelta di tenere fuori dal vincolo la zona di Santa Gilla, d'altronde una scelta contraria avrebbe posto la RAS in rotta di collisione con altre due grosse realtà imprenditoriali con tutto quello che ne sarebbe potuto scaturire.
Quello che continuo a non capire è se lo scivolone lo hanno fatto i politici o qualcuno abbia messo sotto i loro piedi una serie di bucce di banana. Cercherò di spiegarmi meglio: notoriamente la RAS, non avendo istituzionalmente una struttura per la gestione dei beni paesaggistici (esiste solo sulla carta), si è vista costretta a rivolgersi a consulenti esterni. Qui, a mio parere, sono iniziati i guai.
Tutti coloro che hanno messo bocca nell'affare Tuvixeddu sono, in ultima analisi (e volendo essere generosi) soltanto dei teorici che vivono nel loro mondo fatto di teorie e pubblicazioni ma senza una reale visione pratica delle cose. Vien da sè che una cosa è chi lavora tutto il giorno in un determinato settore ed un'altra è chi le cose le ha solo studiate in teoria. Ovviamente chi vive di teorie può solo proporre teorie e queste, se non supportate da fatti non stanno nè in cielo nè in terra.
Come ho potuto abbondantemente dimostrare negli articoli precedenti, sicuramente c'erano altre persone che avrebbero potuto dire la loro con cognizione di causa su Tuvixeddu, avendoci lavorato in prima persona per anni e avendo ben chiara la visione di insieme ma, per varie ragioni (ubi maior minor cessat?) sono state lasciate in un angolo.
La cosa che mi è sempre sembrata incomprensibile (anche se quando si tratta di politica tutto è possibile) è stata la metodologia di scelta degli esperti che hanno riscritto Tuvixeddu: personaggi, sicuramente capaci, ma del tutto fuori contesto.
Aggiungiamo a questi una serie di persone che fanno parte sempre della stessa "compagnia di giro" salite sul proscenio di questa vicenda a scagliare fango su persone ed istituzioni (e beccarsi una denuncia per diffamazione a testa), le organizzazioni ambientaliste, ciascuna con un'idea diversa ed hai il quadro del perchè Tuvixeddu è praticamente morto.
C'è anche il fatto che le decisioni prese sul vincolo di Tuvixeddu non sembrano molto in linea con la vigente legislatura e quindi, con molta probabilità, la RAS (ed il Comune di Cagliari) dovrà (dovranno) sborsare uno spavento di soldi in risarcimento danni; ciò comporta, nel frattempo, il blocco totale di qualsiasi attività sino a nuovo ordine con l'ovvio degrado del colle non potendo effettuare nessun tipo di intervento.
A questo proposito il fatto che devono riprendere i lavori per la cura del sito archeologico sono balle spaziali: non c'è una lira.
Quindi, cara Mary, come avrai potuto capire, la situazione è congelata sine die, il che equivale, se te ne intendi di archeologia, alla morte del colle e del suo insediamento archeologico.
Ah, dimenticavo, sapevi che, nel caso di danno creato ad un'Amministrazione, la Corte dei Conti condanna al pagamento "in solido" chi ha creato questo danno? Ossia, nel caso di vittoria di Coimpresa in questa tenzone, i soldi li dovranno tirare fuori di tasca tutti coloro i quali hanno avuto a che fare con questa storia?
SeuDeu

Postato il 11/05/07

X-File N.CC2257889

A: M. Skinner (Central Bureau)
Una serie di avveniment avvenuti sul colle di Tuvixeddu di cui le autorità locali non riescono a dare una spiegazione razionale ci hanno portato in questa città ad indagare. Sembrerebbe che molte persone abbiano udito voci provenire dal colle, attualmente deserto. I testimoni parlano, con una certa riluttanza, di voci e lamenti provenire da tombe puniche sul colle.
Mi sono recato sul colle, ovviamente di notte, per avere una visione dei luoghi e, verso l'una del mattino ho potuto udire anche io voci e lamenti provenire dalle rocce. Si tratta, evidentemente, di una materializzazione sonora di voci provenienti da una dimensione extraterrestre. Ho registrato su nastro le voci e, con l'ausilio dei nostri specialisti linguistici del Bureau ho potuto ottenere una traduzione abbastanza fedele di quanto registrato. Verosimilmente trattasi di entità vissute sul colle circa duemila di anni orsono e la cui aura spirituale, per ragioni che la mente umana non riesce a spiegare, è rimasta incatenata a quei luoghi.
Più che un lamento si tratta di una richiesta di aiuto. Queste entità, precedentemente, si sentivano protette da coloro i quali operavano nell'area per riportare alla luce quanto era stato da loro lasciato nella loro vita terrena. Molto poco poichè, negli anni, molte loro vestigia sono state distrutte per realizzare altri manufatti dall'odierna civiltà insita nelle vicinanze ma anche riportare alla luce e curare quanto rimasto, evidentemente, portava un certo senso di pace a queste entità. Raccontano di uno spazio selvaggio ma solare ove hanno iniziato il loro cammino verso la dimensione dove adesso risiedono; però, in un recentissimo passato, alcune entità terrene hanno deciso che il loro sito doveva essere, per forza di cose, selvaggio e cupo e si sono adoperate per imporre il loro punto di vista, stravolgendo così l'equilibrio globale psichico del sito e creando a queste entità uno squilibrio energetico. Inoltre queste entità extraterrene si sentono minacciate perchè, mentre prima vi era una custodia tutelare sul sito, oggi percepiscono chiaramente che questa custodia sta a venendo a mancare e sta per essere sostituita da un'altra che non garantisce loro la stessa stabilità psichica.
La traduzione ha evidenziato alcune cose che sembrano dei dati, il cui significato mi è tuttora ignoto ma su cui ho aperto un'indagine su cui la terrò al corrente mano mano che vi saranno degli sviluppi.
Fox Mulder

Postato il 10/05/07

E Tuvixeddu?

Ho ricevuto una mail che mi chiedeva che fine ha fatto Tuvixeddu.
Bella domanda con risposta ovvia: è morto e dimenticato.
Si ringraziano i 59 saggi, la RAS, i fintoesperti, i superconsulenti e le Associazioni ambientaliste tutte.
Tutti scomparsi?
No: tutti mantengono un bassissimo profilo e si preparano a.....
(To Be Continued)

Postato il 10/05/07

Sono d'accordo

Certe volte, leggendo tra le righe, si trovano molte spiegazioni a fatti che non si spiegano bene se letti in maniera canonica. Ma andiamo con ordine.
Ieri, praticamente in concomitanza con l'inaugurazione della mostra di Villa Pollini, il Soprintendente Dott. Vincenzo Santoni ha iniziato a salutare tutti i suoi collaboratori del MiBAC perchè dal 1° Maggio lascia il suo posto per limiti di età (un modo elegante per dire che va in pensione) e, ovviamente ha parlato del suo excursus come Soprintendente alla tutela dei Beni Archeologici. Tra le varie cose che ha detto una mi ha particolarmente colpito: la sua posizione contro la gestione dei beni ambientali da parte della RAS; ritiene che debba essere una prerogativa delle Stato.
La cosa mi ha fatto suonare dei campanellini d'allarme: perchè un'affermazione del genere?
Che cosa sta o, meglio, starà per succedere? Che scenari si prospettano per il futuro sulla tutela dei Beni Ambientali ed Archeologici sino ad oggi affidati al MiBAC?
E' un messaggio trasversale per chi sa capire?
Il fatto che ritenga sia meglio che questo settore debba essere ancora gestito dallo Stato e non passi ad Enti Locali mi suona abbastanza inquietante. Senza andare molto lontano basta ricordare Tuvixeddu: dall'oggi al domani è stato bloccato tutto (e tutto è caduto nel dimenticatoio) e questo mi sembra che la dica abbastanza lunga sull'argomento.
Parliamoci chiaro: la competenza e l'esperienza di chi lavora nel MiBAC è, sempre e comunque, di gran lunga superiore a quella che possono avere altre figure (quanto si voglia competenti) che si cimentano nello stesso campo.
In realtà si sono buttate nella mischia persone che hanno, probabilmente, una buona preparazione teorica ma mancano completamente della visione d'insieme che può avere uno staff che lavora da una vita nel settore. Non c'è storia. Usando un paragone calcistico, MiBAC batte “Resto del mondo” 4-0.
Se poi vogliamo andare a verificare anche di quali mezzi dispone il MiBAC per svolgere il proprio lavoro allora le differenze diventano siderali: si parla di un sistema informatico integrato all'avanguardia che permette loro di avere una visuale globale di tutta la situazione e poter far interagire vari settori con sistemi incrociati. Tutto questo ben di Dio informatico, attualmente per uso interno, viene sviluppato anche per poter dare un servizio interattivo fruibile anche dalla collettività, con tutti i vantaggi immaginabili dall'avere a disposizione un simile mezzo di consultazione.
Soltanto questo basterebbe per ribadire la primogenitura del MiBAC alla gestione a 360° dei beni del territorio ma c'è anche dell'altro.
Per quanto si possa parlare male della struttura statale si parla sempre di una struttura solida con persone capaci (si lo so che vi sono anche persone meno capaci ma andate a vedere negli altri settori quanti scarsi ci sono e ne riparliamo) con qualcosa che i tanti chiaccheroni che hanno detto le loro verità nell'affare Tuvixeddu non hanno: il senso della misura e la consapevolezza del ruolo che ricoprono ed impone loro il senso della misura.
Per capirci meglio: la struttura MiBAC (lo Stato) ha abbastanza esperti entro la sua organizzazione per poter gestire il proprio lavoro, un Ente Locale (RAS) che non ha mai gestito realmente cose del genere ha bisogno di nominare consulenti esterni con tutto quello che ne consegue.
Si dice in giro che il consulente lavora per chi lo paga meglio e non è detto che prenda un solo stipendio. E' una cattiveria vero?

Postato il 27/04/07

Le nuove quotazioni di Tuvixeddu

Il fatto.
Letto su ilSardegna.
Mario Diana & Antonello Liori (Consiglieri Regionali in forza con AN) hanno proposto di acquistare come RAS il colle di Tuvixeddu. Offrendo 50.000.000 (cinquantamilioni di euro) tutto compreso.
Considerazioni.
La solita boutade mediatica.
Infatti la cifra riportata non sta né in cielo né in terra; gli analisti che ho contattato appena letto la notizia si sono messi a ridere (una valutazione realistica, anche se molto ottimistica, sul costo la trovate qualche articolo piu’ indietro in questo blog).
A meno che i Sigg Diana & Liori non siano dei broker immobiliari in grado di dettare le quotazioni di mercato….
La cosa, a distanza di giorni è caduta, come ovvio, nell'indifferenza generale.
Però sul momento ha fatto un bel polverone mediatico……
Ed io che per un attimo mi ero illuso che la mia campagna "Riacquistiamo Tuvixeddu" avrebbe potuto essere realizzata vendendo ai cittadini gli appezzamenti da 1 metro quadro a 125 euro anzichè 500 come avevo calcolato....

Postato il 28/03/07

Ricompriamo Tuvixeddu!

Sulla falsariga di Sting (Police) e Bono (U2) che portano avanti la campagna "Acquista un pezzetto di foresta Amazzonica" per salvare la più grande foresta pluviale del pianeta ancora esistente, lancio da questo blog la campagna: "Riacquistiamo Tuvixeddu".
Lancio una sottoscrizione popolare per acquistare un pezzetto dell'area di Tuvixeddu, acquisto che verrà certificato da un attestato di proprietà del pezzetto del colle che si acquista; per evitare ovvie lottizzazioni, ciascuno non potrà acquistare più di 5 metri quadri del colle. In cambio avrà un atto di acquisto regolare che ne certifica la proprietà.
Facciamo un po' di conti: l'area del colle è, approssimativamente di 40 ettari, pari a 400.000 metri quadri; ad occhio e croce il costo del colle potrebbe essere sui 200.000.000 di euro (penali, multe et similia, ovviamente, a carico di chi ha combinato tutto il pastrocchio del blocco totale); quindi dividendo 200.000.000 di euro per 400.000 metri quadri, si potrebbe vendere l'area ai cittadini a 500 euro a metro quadro. Avremmo così la reale proprietà dell'area da parte della cittadinanza per cui sarebbe materialmente impossibile poter realizzare qualsiasi speculazione. Ovviamente mi sembra ovvio che l'investimento da parte della cittadinanza debba avere un ritorno per cui si potrebbe ipotizzare di dare in gestione al Comune oppure alla Regione l'area per la sua valorizzazione avendone in cambio che so, al posto di un tot di soldi, magari uno sconto sulle tasse o qualcosa del genere.
Ricordate: è una campagna per salvare Tuvixeddu e restutuirlo VERAMENTE ai cittadini.
A proposito, Onorevole Cogodi: il primo pezzo di Tuvixeddu lo deve acquistare Lei.
Sa, il buon esempio....

Postato il 19/02/07

Tuvixeddu off limits

Leggo che è stato negato l'accesso a Tuvixeddu all'associazione Tuvixeddu Wive, Amici di Sardegna & Forum civico. Divertente è stato leggere i termini della protesta di Antonello Gregorini. Forse il Sig Gregorini non conosce bene il luogo per parlare in quel modo. L'area dove hanno cercato di accedere non è uno sterrato od un prato dove si possa passeggiare tranquillamente; è pieno di tombe che sono, notoriamente, scavate (nella grande maggioranza) per terra. Vien da sè che se non si sta attenti si rischia di finirci dentro e farsi male. Se si verificasse, malauguratamente, un caso del genere, chi pagherebbe i danni? Di certo non le associazioni ambientalistiche o il Sig. Gregorini. Pagherebbe chi ha la responsabilità di sorvegliare l'area, per legge. A parte il fatto che, se esiste un cartello che vieta l'ingresso da qualche parte, questo va, in qualsiasi caso, rispettato senza deroghe per chicchessia. Non è che far parte di un'associazione rilasci automaticamente l'impunità per ignorare i divieti. Mi sembra che questo blitz, in fondo, non sia stato altro che un'operazione per far parlare di sè e finire sulla cronaca. Nient'altro.
Una curiosità: perchè non provano a fare una cosa del genere nelle miniere di Furtei: allergia al sale dotato di energia cinetica oppure troppo distanti da una redazione giornalistica?
Mah....

Postato il 12/03/07

La via di Damasco

Spunta l’ombra dei contratti di consulenza esterna per la gestione del (molto) futuro Parco di Tuvixeddu e le associazioni ambientali (che non sono mai andate molto d’accordo in passato) iniziano a litigare e modificare i punti di vista sul vincolo.
Se non ricordo male, all’inizio dell’anno avevano una posizione comune in favore al blocco dei lavori del Parco, oggi (ma la cosa risale a non meno di 20 giorni orsono) esplodono le divergenze di opinione.
Su tutto.
Mi lasciano molto perplesso molte prese di posizione di ambientalisti che stanno utilizzando gli stessi argomenti di cui ho parlato in tempi non sospetti (e mi sono incassato anche l’accusa di far parte della linea pro-Cualbu per interessi personali). Siccome non ho la presunzione di aver svelato chissà quali verità su Tuvixeddu, è lampante che tutto quanto andavo a raccontare LO SAPEVANO GIA’! Però, evidentemente, faceva comodo far finta di non saperlo o, se preferite, tenerlo nascosto. Ma qualcosa nelle alleanze non ha funzionato e quindi serviva qualcosa come materia di contrasto ed ecco andare a proporre teorie alternative come quelle che sono pubblicate qui da un mesetto.
Ma quando ci si accapiglia per un colle e si tralasciano colline sbancate in zone di interesse archeologico (vedere mio articolo piu’ sotto) allora risulta chiaro che , dato che la difesa di colline dell’interno porta poca visibilità mediatica ( poche consulenze) e molta polvere, molto meglio difendere qualcosa che sta dietro casa ed è facilmente raggiungibile. Anche dai media.
Nota finale: nella collina che stanno sminuzzando di fronte a Furtei si estrae l’oro……

Postato il 02/03/07

Il diritto alla notizia

Dov’è che il diritto di cronaca si deve fermare?
E’ una domanda a cui si possono dare molte risposte, tutte, ovviamente, derivanti dalla propria interpretazione del concetto.
Da oltre un mese, non appena ho avuto le mani una notizia ritenuta interessante e verificata, l’ho sempre pubblicata immediatamente.
Sino ad oggi.
La notizia interessante l’ho tra le mani e potrei pubblicarla senza paura di essere smentito ma non posso farlo a meno di non rischiare seriamente di ledere altre persone e danneggiarne il loro lavoro.
Non è stata una decisione facile da prendere e, difatti, ho voluto ascoltare alcune opinioni prima di decidere sul da farsi; opinioni diverse dalla mia che volevo pubblicarla comunque e questo mi ha fatto riflettere sul da farsi.
Una parte importante l’ha avuta, inoltre, l'essermi ricordato la richiesta fatta ieri al convegno sull’archeologia da parte di Ruben D’Oriano (leggetevi l’articolo precedente); è stata una cosa che ha contribuito a farmi aprire gli occhi su un certo tipo di realtà che, pericolosamente, tendevo ad ignorare.
In pratica, dando la notizia, vi sono moltissime possibilità che qualche “studioso” (?) si appropri della notizia e ne contrabbandi la paternità vanificando quindi il lavoro di altre persone, oltre che creare altri problemi di non secondaria importanza.
Questo “farsi belli” alle spalle degli altri va decisamente contro i miei principi morali per cui ho deciso di non scrivere nulla al riguardo, almeno per il momento, per il rispetto che ho nei confronti del lavoro altrui e del principio del riconoscimento dei meriti.
Non so bene perché ho deciso di rendere pubblica questa decisione: forse per rispetto nei confronti di chi mi segue in questo blog, forse perché mi riempie di rabbia sapere che dappertutto esistono persone che tendono ad impossessarsi del lavoro altrui o, forse, perché ogni giorno che passa ho sempre di piu’ la certezza che l’integrità Tuvixeddu & dintorni sia una scusa bella e buona per andare a caccia di potere e popolarità. Con questo non voglio dire che siano tutti così, ci sono molte persone veramente valide che credono realmente in questo progetto.
Solo che sono in minoranza.

Postato il 01/03/07

Diamo a Cesare quel che è di Cesare

Oggi (28 Febbraio ndr) e ieri ho voluto seguire, accuratamente in incognito,la sei giorni "Giornata di studio di archeologia e storia dell'arte" in quanto si parlava di Tuvixeddu.
La mia curiosità era data dal capire chi, in realtà, avesse lavorato nell'area archeologica di Tuvixeddu ed potesse,quindi, parlare dell'argomento con cognizione di causa. Senza girarla molto in tondo volevo sentire cosa avrebbero detto i due "esperti" designati dalla RAS che hanno pontificato in lungo ed in largo su Tuvixeddu, esponendo teorie e spiegando a noi, poveri mortali, com'era il luogo e come dovrebbe essere. Quindi mi aspettavo gli interventi di Maria Antonietta Mongiu e Raimondo Zucca. Ieri c'è stato un interessante intervento di Stiglitz in materia ed un intervento ancora più interessante di Franco Sardi (Direttore generale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Autonoma della Sardegna) che, tra le altre cose, ha invitato, in pratica, i 59 "saggi" di occuparsi di quello che fanno normalmente e lasciar perdere i proclami politici. E' sceso un po' di gelo in sala ma, si sa, certe verità possono anche dare fastidio...
Ma il vero clou è stato oggi, dove Donatella Salvi, con un linguaggio piano e comprensibile (soprattutto da me) ha fatto, tutto sommato, un breve ma efficacissimo excursus, prima su tutta la storia di Tuvixeddu dal punto vista di vincoli di tutela, poi è passata a descrivere il lavoro di scavo svolto a Tuvixeddu con nomi e cognomi che vado a riportare.
Tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 80 vi sono stati dei brevi interventi effettuati da Maurizia Canepa, Raimondo Zucca e Michele Sannia che ha seguito i cantieri sino ai primi anni 90. Dagli anni 90 sino al 2003 i lavori sono stati effettuati dall'equipe della Soprintendenza B.A. capitanata da Donatella Salvi. L'esposizione dei fatti da parte della Salvi è stata molto dettagliata e chiara (tanto è vero che ha avuto anche il plauso di Simonetta Angiolillo per aver sempre fornito alla comunità scientifica un puntuale rapporto delle attivitò di scavo). Tralascio i dettagli che riprenderò in un altro articolo per fare alcune considerazioni che, ho paura, non saranno molto simpatiche.
Già il fatto che la Angiolillo abbia ringraziato la Salvi stride con quanto ha firmato con gli altri 48 "saggi" nel famoso proclama in cui si parlava di "commistioni": come la mettiamo?
Non si firmano certi documenti e poi si dice l'esatto contrario: mancanza di coerenza, pentimento tardivo o qualcuno ha firmato senza leggere cosa c'era scritto?
Ma il fatto più eclatante è stata l'assoluta assenza della persona che è stata (si è?) definita come la massima esperta di Tuvixeddu: Maria Antonietta Mongiu; oddio, a ben leggere il programma non era stata nemmeno invitata (non me ne ero accorto). Le cose sono due: o non è esattamente il "massimo esperto di Tuvixeddu" oppure era impegnata chissà dove. Ma da quanto ho sentito oggi, raffrontato da quanto pubblicato dalla Mongiu, risulta lampante che il suo è stato solamente uno scrivere prendendo spunto dal lavoro altrui.
La cosa è confortata anche dall'intervento di Ruben D'Oriano che ha chiesto (gentilmente) agli studiosi presenti di evitare tassativamente l'utilizzo di quanto aveva da esporre per scriversi le pubblicazioni sino a quando non pubblicava lui.
Un "addetto ai lavori" che vuole mantenere l'anonimato mi ha spiegato come capire chi sono gli studiosi che hanno "veramente" condotto un lavoro: basta contare le citazioni. Sono in numero inversamente proporzionale alla quantità del lavoro svolto "sul campo".
Basta saperlo..

Postato il 28/02/07

Una visita a Coimpresa

I giorni scorsi ho richiesto un colloquio con i responsabili di Coimpresa per sentire anche il loro punto di vista così come è d’obbligo in una storia così complessa e piena di sfumature impensabili quali questa vicenda di Tuvixeddu (a quando un colloquio col Sindaco e col Governatore Soru? Ci spero sempre). Ho potuto così incontrare il geom. Beppe Piras, braccio destro dell’ing. Cualbu, “memoria storica” di Tuvixeddu e vero gentleman d’altri tempi.
In una chiacchierata di oltre un’ora mi ha raccontato per sommi capi, vista la complessità della storia, i dati salienti con notevole chiarezza, rispondendo a tutte le mie domande e, sempre, spiegando dettagliatamente le affermazioni ed i concetti espressi.
Ho così ascoltato tutta la storia di Tuvixeddu, un rapido excursus dall’inizio del 900 ai giorni nostri e, confesso, alcune cose mi erano sconosciute ed altre le conoscevo diversamente.
Ciò che mi ha piu’ colpito durante tutto il colloquio è stato il concetto di “progetto” dell’area. Mi spiego meglio: solitamente un piano edificabile è sempre incentrato su un concetto di edificazione e , rarissimamente, sul concetto di area in cui insiste un’edificazione.
Il progetto Coimpresa vede, oltre all’edificazione vera e propria, l’idea della valorizzazione dell’area circostante; in sintesi si tratta di una valorizzazione globale l’area in modo tale che vi sia un insieme armonico in cui vadano a coesistere due realtà diametralmente opposte tra loro ma, per molti sensi, complementari.
Per questo esiste un progetto, tra l’altro condiviso ed approvato sia dalla parte pubblica che da quella privata (leggi Regione, Comune e Coimpresa), giudicato, anche al di fuori del mero accordo programmatico, un progetto innovativo che ha tenuto conto del concetto (che spesso sfugge ai tanti “esperti di Tuvixeddu”) di simbiosi; tale affermazione è comprovata dal fatto che questo progetto (realizzato dalla MDC Architetti) è citato quale esempio di inserimento edilizio in una situazione paesaggistica. Un bell’esempio di fatti concreti, non si può dire altrettanto su coloro che hanno scatenato una vera e propria guerra di disinformazione sul progetto di Tuvixeddu, limitandosi, in ultima analisi, a chiacchere piu’ o meno sensate e senza proporre nessuna alternativa pratica.
Dal punto di vista ambientale, inoltre, il progetto è incentrato in quel 20% di area del totale dove è assodato che non esiste nulla di interesse archeologico o paesaggistico; in pratica l’edificazione è incentrata nell’area già rasa al suolo da anni dalle cave, mentre il restante 80% è stato ceduto come area di interesse pubblico per la realizzazione del Parco Archeologico.
Per quanto riguarda l’impatto paesaggistico, che è stato verificato e riverificato da tutte le autorità preposte a tali verifiche, è minimo (in rapporto all’edificazione) e, per verificare questo basterebbe dare un’occhiata al plastico oppure alle simulazioni in 3D fatte sulle immagini satellitari dell’area.
Si fa tanto parlare dell’articolo della Legge Urbani che vieta l’edificabilità entro 100 metri dai luoghi di “pubblico interesse”; applicandola veramente a Cagliari non si potrebbe piu’ costruire nemmeno una cabina telefonica; è ovvio che tali leggi devono essere interpretate in modo che siano funzionali alle realtà locali e non d’intralcio allo sviluppo. Non vorrei che tale legge venisse utilizzata a fini strumentali estranei al suo spirito; basti pensare al fatto che non sviluppandosi l’edilizia, si favorisce l’aumento dell’offerta in funzione dell’aumento della richiesta (semplice legge di mercato e questo, di tanto in tanto, a qualcuno sfugge), Il fatto che al vincolo sia sfuggita la zona di Santa Gilla (sino alla strada ferrata) pur essendo di interesse archeologico e paesaggistico ed in questa zona debba sorgere la lottizzazione “I Fenicotteri” con palazzi da 8 piani, potrebbe dare la stura a tutta una serie di congetture. Ma di questo ne parleremo in altra sede, torniamo a Tuvixeddu….
Si è, ovviamente, toccato tutta una serie di argomenti che abbracciano tutta la storia, compreso il fatto che, a causa del tipo di blocco di lavori, Coimpresa non puo’ mettere in cassa integrazione i lavoratori del cantiere; per il momento sono stati messi in ferie, finite queste verranno licenziati. Questa affermazione è stata fatta con una nota di amarezza nella voce. Già perché, per quanto possa sembrare strano, in questa società si dà una grande importanza alle persone che ci collaborano, come, d’altronde, un grande capitano d’industria come Henry Ford ha sempre sostenuto, che la vera forza della Ford era la gente che ci lavorava dentro. Quindi, a breve termine, vi saranno parecchie persone che resteranno senza stipendio e sarà interessante vedere cosa succederà e cosa diranno i “saggi” (che di stipendi ne hanno, come minimo, uno. Sicuro) per quanto riguarda il destino di queste persone dimenticate dai media, anche se forse sono stati dimenticati “ad arte”….
Durante il colloquio si è evidenziata la determinazione, da parte di Compresa, di voler andare avanti nel progetto, con la certezza di essere dalla parte della ragione. Ovvio che un’affermazione del genere deve essere convalidata da fatti e, di fatti me ne sono stati mostrati in quantità: carte che comprovano l’assoluta legalità degli accordi presi da tutte le parti in causa, controlli effettuati a norma di legge, rispetto assoluto delle normative vigenti sia in epoca pregressa che attuale ed anche altre carte, abbastanza inquietanti, che facenti parte di tutta la procedura di ricorso, non ho l’autorizzazione a citarne, per il momento, il contenuto. Pareri normativo-legali in quantità, pareri giuridici sino al livello di costituzionalità di interpretazione dell’applicazione di leggi. Una marea di carte da dove si deduce che qualche ragione l’hanno.
Mi è comunque parso di capire che, (mi è stata sottolineato piu’ volte “come remota ipotesi”) in caso di soccombenza non è detto che Compresa sia disposta a vendere. Cio’ non per un atto di ripicca, bensi’ perche’ e’ loro intenzione andare avanti con questo progetto.
Alla mia domanda: perché? Il geom. Piras mi ha risposto, sorridendo: Perché ci crediamo.

Sicuramente dopo questo articolo verrò messo nella lista (nella migliore delle ipotesi) dei “pro-Cualbu” . Pazienza.
Cio’ che mi ha realmente impressionato è stato trovarmi davanti a delle persone che credono fermamente in un progetto e vogliono andare avanti, nonostante si sentano accerchiati ed attaccati un po’ da tutte le parti; vedono la situazione come un sopruso ed avendo una notevole solidità economica alle spalle, possono permettersi di andare avanti (e degli altri imprenditori che si sono visti chiudere i cantieri e non hanno i capitali di Coimpresa che ne sarà?). Considerando da quando hanno iniziato questo progetto riesco a capire il loro punto di vista che, ho l’impressione, trascenda un tantino dal semplice binomio costruisci & vendi; oltre dieci anni di lavoro vanno ben oltre il mero guadagno, diventa una cosa personale….Capisco.
Su tutto ho apprezzato il fatto che Coimpresa, ritenendo di aver ragione, ha anticipato che la RAS sarà costretta a pagare un notevole mucchio di soldi di danni (bocca cucita sugli importi per il momento) e questo a loro non sembra giusto, poiché tale costo andrebbe a gravare, in ultima analisi, sulle tasche dei cittadini, per cui faranno di tutto, in caso di vittoria, affinché paghino personalmente i responsabili di questa vicenda (e questo anche in base alla legge della Corte dei Conti della responsabilità oggettiva negli atti pubblici). E questo, permettemi, è avere rispetto della collettività.

Postato il 28/007